IL GIORNO IN CUI HO IMPARATO A VOLERMI BENE

Ultimo giorno di vacanza, è notte, non ho sonno. Non vi ho mai detto che scrivo di notte?

Si scrivo di notte, al buio, il silenzio è ispirazione per me, riflessione.

Dovremmo riflettere un po’ più tutti, fare un resoconto della giornata, della settimana, del mese, degli anni, di tutto ciò che è stato che ci ha fatto essere ciò che siamo oggi.

Mi hanno detto che non sono brava ad esprimermi con le parole, sono brava solo a scrivere e a fare foto. La scrittura e la fotografia rimangono impresse, definiscono il nostro essere, ci distinguono.

Non siamo tutti uguali, ed è per questo che dobbiamo accettare ogni essere umano, nel bene e nel male, perché tutti viviamo di debolezze ma anche di glorie, di traguardi.

Ho appena finito di leggere un libro, sì il libro di cui vi ho accennato in un articolo del blog.

Mi ha colpito la copertina ma anche il titolo

IL GIORNO IN CUI HO IMPARATO A VOLERMI BENE di Serge Marquis

Mi sono imbattuta in una storia che non mi aspettavo di leggere:

Un’analisi del comportamento del genere umano, una sacrosanta verità con la quale ci imbattiamo ogni giorno in tutte le persone che ci circondano ma sopratutto in noi stessi. L’EGO.

Maryse, illustre neuropediatra, è una donna bella e intelligente, ma terribilmente narcisista e ossessionata dal bisogno di essere sempre la più brava, la più ammirata – la numero uno. È anche madre di Charlot, un bambino singolare, che sa meravigliarla ed esasperarla al tempo stesso. Come una sorta di Piccolo Principe, fin dalla più tenera età Charlot la disarma con domande sulle verità più essenziali e meno afferrabili: la felicità, il senso della vita e dell’amore. Grazie a Charlot e ai suoi quesiti filosofici che la mettono in difficoltà, Maryse inizia pian piano a spogliarsi delle sue certezze inossidabili. Grazie a Charlot e alle sue lacrime, Maryse capisce che certe ferite inflitte dalla vita non hanno un motivo né una spiegazione, e riscopre il valore dell’umanità nel ruolo di medico. Con il suo candore acuto e il suo coraggio ostinato anche di fronte alle prove più dure, un ragazzino come Charlot sarà in grado di dimostrare agli adulti che l’essenziale nella vita sta nell’assaporare ogni istante del presente, nel riscoprire quella tenerezza che ci permette di entrare in connessione con gli altri, nello spogliarsi del proprio ego e di tutte le maschere che ci impone. Solo così è possibile imparare a volersi bene e lasciarsi andare alla vera gioia, quella che si raggiunge solo con l’intelligenza del cuore. Perché «diventare intelligenti è aver trovato il significato reale della parola amare».

Ho riletto qualche sprazzo di questo libro, frasi che ho sottolineato, fotografato, inviato a chi avrebbe potuto fare del bene come lo ha fatto a me.

L’ego, come definire l’ego. Eh difficile, Charlot ci ha provato per anni, è cresciuto con questo cruccio, e alla fine la vita, la sofferenza, l’amore, la perdita di una persona cara, gli ha dato tutte le risposte che cercava.

Maledetto ego, e per me cosa è l’ego? C’è una frase che mi ha colpita.

Per me l’ego si riassume nelle esperienze vissute. Esperienze di rapporti finiti per incomprensione, per presa di posizione, per rancori mai risolti, per scuse mai date o ricevute, per non abbassare la testa e mantenere la posizione presa perché è difficile ammettere le proprie debolezze. Il problema è che non le ammettiamo a noi stessi, di conseguenza agli altri.

Ho sentito dire tante volte che l’amore non ha confini, non c’è sentimento più forte, l’amore vince su tutto ma l’amore è sopraffatto dall’ego. Si rinuncia ad amare, a volersi bene, a perdonare per ego, per mantenere l’identità vincente che ci siamo creati, ma che ci distrugge, ci priva di sentimenti e di amor proprio.

Credo sia arrivata l’ora di abbandonare queste scale buie e fredde, stasera è scesa la neve, sono uscita per ascoltarla, di notte fa ancora più rumore, un dolce e silenzioso rumore, e nel rientrare ho assaporato il buio seduta sulle scale e mi sono messa a scrivere, e mi sono ripromessa di “iniziare a volermi bene”.

Buonanotte…

Veronica

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